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Chi è mio figlio?

Questa è la domanda che spesso si pongono i genitori quando i figli attraversano quel delicato passaggio che li porterà all’età adulta: l'adolescenza.

Ad un tratto i figli non sono più loro, non li riconosci più, diventano degli estranei: sono imprevedibili, troppo tristi, troppo felici, troppo solitari, troppo socievoli e tutti questi sbalzi d’umore avvengono spessa nell’arco della giornata.

Dopo una vita insieme fatta di gesti quotidiani, di abitudini condivise pensi di conoscere i tuoi figli e invece no, arriva l’adolescenza a sconvolgere i ruoli e la vita familiare.

L’adolescenza, per ogni genitore è un evento brusco, si crede di essere preparati, ma non è cosi, rimane un passaggio difficile da gestire.

Cosa accade ai nostri figli quando diventano adolescenti?

Verso i 12 anni gli ormoni entrano in moto e causano sia le trasformazioni fisiche che gli sbalzi umorali. In questa fase il sistema limbico, che guida le emozioni si attiva fortemente, mentre la corteccia prefrontale, che promuove la razionalità e il controllo degli impulsi, si deve ancora completamente sviluppare. Per questo motivo i ragazzi sono propensi al rischio e alla ricerca di emozioni forti. Inoltre, tra i 12 e i 14 anni, gli adolescenti sono poco empatici cioè difficilmente riconoscono le emozioni altrui, perciò spesso nascono fraintesi tra genitori e figli.

Durante l’infanzia c’è la fase psicologica del reciproco rispecchiamento, quella cioè in cui il figlio tende a modellare il suo comportamento su quello dei genitori, lo fa in modo automatico e inconsapevole. In adolescenza inizia una nuova fase psicologica: la mentalizzazione, questo processo non è istintivo, ma richiede uno sforzo riflessivo. È questo il processo da attivare per ridisegnare il rapporto genitori-figli.È  un’operazione necessaria, ma non lineare: da un lato i figli vogliono staccarsi dai genitori, dall'altro sentono ancora il bisogno della loro vicinanza.

Un genitore dovrebbe sforzarsi a non essere iperprotettivo e ansioso perché il figlio interpreterà questi atteggiamenti come sfiducia nei suoi confronti e nelle sue capacità; dovrebbe invece cercare di essere una presenza allo stesso tempo discreta e vigile, per mostrare che la sua vicinanza e il suo sostegno saranno sempre garantiti.


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